introduzione musicale del gruppo
i Giorni Cantati di Calvatone e Piadena
Intervengono con l'autore, Gianfranco Azzali,Marco Marcotulli, Sandro
Portelli, Rino Arbia e Cecilia Mangini.
Un film di Giuseppe Morandi e Gianfranco Azzali (2008)
Presentato alla 65° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia
Saranno presenti gli autori
A seguire concerto del gruppo musicale
i Giorni Cantati di Calvatone e Piadena
I compagni della Lega di Cultura di Piadena, annunciano con grande dolore la perdita del membro fondatore
EUGENIA ARNOLDI
Ved. Azzali
Esprimono tutta la loro solidarietà ai figli Gianfranco e Bruno e ricordano la cara Eugenia per l'aiuto fondamentale, per la generosità, assieme alla famiglia, per la fondazione della Lega di Cultura di Piadena, e per la sua attività.
Eugenia è stata l'intellettuale contadino della nostra Lega e ha diffuso in Italia e all'estero il suo patrimonio culturale.
La famiglia Azzali è stata ed è l'unica casa aperta all'ospitalità e alla solidarietà di compagni e intellettuali, di tutto il mondo, praticando la massima di Gianni Bosio "Tutti gli uomini possono diventare uomini di cultura, senza perdere la loro qualità di uomini" e loro lo sono stati e lo sono.
Piadena, 23 gennaio 2010
* * *
Carissima Genia,
quando sono arrivato qui quasi 40 anni fa, la famiglia Azzali aveva comprato questa casa da poco, frutto del lavoro tuo, di Pierino, di Ricchetto, di Bruno e del Miciu.
La vostra ospitalità e la vostra presenza sono state una esperienza esaltante non solo per me, tedesco, borghese, professore che aveva difficoltà di capire alcune cose che per la vita di tutti noi sono diventate sempre più importanti.
Con te, cara Genia, toccavo con mano la semplicità della quale parla Brecht, la semplicità di chi “deve assumere la guida”. Allora appariva possibile che gejte come te potesse prendere in mano il proprio destino e quello del paese. Tu eri “la Genia nel mais”, i bellissimi occhi coperti dall’ ombra del cappello, forte espressione di una classe di lavoratori che vedeva quel che accade. Quando più tardi la gente ha cominciato a barricarsi nei propri appartamenti, nelle proprie ville e villette, la tua casa ha aperto sempre di più le sue porte ed è diventata un polmone per chi arrivava qui da tutte le parti del mondo per respirare aria di libertà e di umanità.
Poi ho conosciuto la “Genia che si pettina”, la bellezza di una donna in un cortile, un pomeriggio d’ estate, un’ immagine che resiste all’ estetica della merce e della pubblicità. Come ha resistita la tua voce dura, perentoria, formatasi nel lavoro dei campi.
Oggi si parla tanto dei “grandi italiani”. Se noi non capiamo fino in fondo che i grandi italiani sono persone come te e Pierino, capaci di vivere la dimensione sociale e gioiosa della vita, non ci sarà salvezza.
Carissima Genia, generosa e piena di coraggio, dura e dolce, grazie, grazie e addio.
Peter Kammerer
Questa notte, all'ospedale di Cremona dov'era ricoverata da alcuni giorni, è morta Eugenia Arnoldi, vedova Azzali: aveva 95 anni e nel 1967, col marito Pierino Azzali, il figlio Gianfranco (per tutti "il Micio") e Giuseppe Morandi, aveva fondato la Lega di Cultura di Piadena, con lo scopo di «svolgere attività di ricerca, di raccolta, di elaborazione e di discussione dei materiali culturali delle classi lavoratrici», per elaborare proposte «per la trasformazione in senso progressivo della condizione operaia e contadina». Eugenia Arnoldi era una "paisana" della Bassa Padana. La sua casa era, ed è, la sede della Lega di Cultura, ma soprattutto era, ed è, un punto di riferimento per tutte quelle persone che in Italia, o all'estero, sono interessate alla cultura orale, alla conoscenza critica e alla presenza alternativa del mondo popolare e proletario. Dalla sua cascina di Pontirolo sono passati e si sono seduti alla sua tavola professori universitari, scrittori, ricercatori, musicisti e cantori, politici e sindacalisti, ma anche i nuovi "paisan" della Bassa, lavoratori immigrati provenienti dall'India o dall'Africa e, non ultimo, nella sua casa si sono svolte tante riunioni dei soci dell'Istituto Ernesto de Martino. Ogni anno, a marzo, la sua casa veniva e viene invasa da un esercito di giovani e vecchi compagni dispersi in tutto il paese e nel mondo per una festa, La Festa della Lega di Cultura, che è un continuo e sempre nuovo "ri-trovarsi" e "ri-conoscersi". La prima volta che l'avevo vista era stato nel film Novecento di Bernardo Bertolucci: era nella scena dell'ammazzamento del maiale, e Gerard Depardieu la chiamava col suo nome "Genia", e lei cantava una canzone: "Quando Bandiera Rossa si cantava". Allora niente sapevo di quella famiglia Azzali, né della Lega di Cultura, ma quel volto e quel canto hanno sempre rappresentato per me la personificazione di quel «mondo di dominati in contestazione e in rivolta» di cui scriveva Franco Fortini nella presentazione dello spettacolo "Bella Ciao" nel 1964; un mondo mai domato, che neppure una dittatura o l'oblio possono o potranno cancellare. Poi, più tardi, l'ho conosciuta a casa sua, tra le sue cose, in mezzo ai suoi figli, ai suoi familiari, ai suoi amici. Da oggi è lì, nella sua casa di Pontirolo, frazione del comune di Drizzona. Per tutti quelli che la vorranno salutare, il funerale partirà da quella casa, lunedì 25 gennaio alle ore 14:30. Ai suoi figli, Gianfranco e Bruno, ai suoi familiari, ai compagni e alle compagne della Lega di Cultura, va il mio abbraccio, quello di Clara Longhini, Pietro Della Mea, Dante Bellamio, Giulia Bosio, Riccardo Schwamenthal, Cesare Bermani, Filippo Colombara, Bruno Cartosio, Vittoria Fiore, Giacomo Coggiola, Sandra Boninelli, Giovanna Marini, Isabella Ciarchi e di tutto l'Istituto Ernesto de Martino. Ciau Genia.
Il presidente dell'IEdM Stefano Arrighetti
> Festa 2010
LA FESTA DELLA LEGA DI CULTURA DI PIADENA SI SVOLGERA’
DAL 19 AL 21 MARZO 2010
L’ARGOMENTO DELLA FESTA SARA’:
“EMIGRAZIONE/IMMIGRAZIONE”
INTERVERRANNO EUGENIO CAMERLENGHI, ENRICO PUGLIESE, PETER KAMMERER, BRUNO CARTOSIO, ALESSANDRO PORTELLI, ANNA MARIA RIVERA, GOFFREDO FOFI, GIANNI TAMINO, TOMMI JOP E IMMIGRATI LOCALI.
IL VENERDI’ SERA 19 MARZO ALLE ORE 21 CONCERTO AL TEATRO GALLERANI DI SAN GIOVANI IN CROCE CON I SI BE MOLLE DI PARIGI LE VIE DEL CANTO DI GENOVA LA SARABANDA DI ROMA IL CORO DOMIMGUERO DI SIVIGLIA
SABATO 20 MARZO ALLE ORE 15 AL TEATRO GALLERANI DIBATTITO SUL TEMA EMIGRAZIONE/IMMIGRAZIONE FINO ALLE ORE 19 PER PROSEGUIRE POI A PONTIROLO A CASA DEL MICIO.
DOMENICA 21 MARZO ORE 10 A CASA DEL MICIO RICORDO DEL COMPAGNO IVAN DELLA MEA, SEGUIRA’ IL DIBATTITO SU EMIGRAZIONE/IMMIGRAZIONE.
SEGUIRANNO POI I CONCERTI DEI GRUPPI SI BE MOLLE DI PARIGI, I SUONATORI TERRA TERRA DI FIRENZE, I COLORI DI MAGGIO DI MARSIGLIA, IL CORO DOMINGUERO DI SIVIGLIA, LA BANDA DEGLI OTTONI DI MILANO, L’ISTITUTO ERNESTO DE MARTINO, IL CORO DELLA CASA DI ACHADA DI LISBONA, IL NUOVO CANZONIERE BRESCIANO, l GIORNI CANTATI DI CALVATONE-PIADENA, I FIATI SPRECATI DI FIRENZE, LE CENCIALLEGRE DI MODENA, IL CIRCOLO GIANNI BOSIO DI ROMA, IL CORO DI MICENE, VOCI DI MEZZO, HARD COR DI BOLOGNA E TANTI ALTRI.
LA CACCIATA DEGLI SCHIAVI NERI
(A Rosarno in Calabria aggressione e cacciata dei lavoratori neri addetti alla raccolta degli agrumi)
Venerdì gli immigrati neri di Rosarno sono stati presi a fucilaite dai cittadini di Rosarno, gambizzandoli, altri sono stati colpiti con spranghe di ferro (uno è stato operato ed è in gravissime condizioni).Gli immigrati alla notizia che i loro compagni erano stati aggrediti a fucilate, sono usciti dai loro fatiscenti dormitori, senza, acqua luce e riscaldamento e hanno reagito con violenza contro i rosarnesi , fracassando le loro macchine, le insegne e tutto quello che incontravano.
Questi lavoratori vivono in condizioni aberranti alleviate solo da un presidio mobile dei Medici senza frontiere e dal volontariato di associazioni come l’Osservatorio Migranti Africalabria con una paga di 20 € al giorno. La diocesi denuncia lo sfruttamento degli extracomunitari da parte dell’ndrangheta “a causa dell’assenza dello Stato, che deve tornare ad intervenire” come ha spiegato ieri don Pino Demasi vicario generale della diocesi di Oppido-Palmi.
“I clandestini sono carne da macello in mani delle mafie che li sfruttano ai limiti del disumano per la prostituzione, per lo spaccio della droga e nel sud come semischiavi di un nuovo caporalato” ha detto Massimo Donati, capogruppo alla Camera dell’Italia dei Valori
Ieri i 1.500 lavoratori sono stati portati via dalla polizia in luoghi di permanenza, per loro volontà, perché avevano paura della violenza dei cittadini di Rosarno. Li aspettano un Cie, l’espulsione o un’altra campagna del sud dove lavorare in nero.
Il ministro dell’interno Maroni ha l’arroganza di dire che questo avviene perché il governo e i cittadini hanno troppa tolleranza con gli immigrati.
Se questo avviene è perché le leggi razziali volute da questo governo hanno portato all’odio contro chi non è della loro razza. Altro che partito dell’amore quello che governa l’Italia: è il partito dell’odio.
L’Italia è il paese più razzista d’Europa condannato dalla Conunità Europea e dall’ONU per le sue leggi contro l’umanità.
In questa Italia malandata, illusa dal benessere che predica il premier, ma con migliaia di disoccupati, operai che occupano le fabbriche, immigrati che fanno il lavoro duro e vengono presi a fucilate e sprangate, c’è bisogno di una svolta e del coraggio di reagire a questa classe politica che sembra sprofondata nel pantano della mediazione e della opportunità per le prossime elezioni regionali, senza una prospettiva che dia lavoro e sicurezza a tutti i cittadini e agli i immigrati e che garantisca l’istruzione a chi è cittadino italiano e chi no. Piadena, 10 gennaio 2010
La sinistra per Piadena (PRC PDCI Lega di Cultura)
Lettera al Manifesto
Caro manifesto,
ho avuto un tuffo al cuore vedendo nelle 365 fotografie pubblicate dal bellissimo calendario quella di Gianni Bosio, non è solo per affetto ma veder riconoscere in Gianni Bosio uno dei tanti compagni e non compagni protagonisti del secolo scorso. Vedere Bosio è vedere Belochio, il disertore della guerra '15/'18 che Bosio ne ha registrato la sua storia e le sue canzoni, è vedere Il Gigio altro soldato della guerra '15/'18 rinchiuso nel campo di Mathausen, è sentire Palma Facchetti sempre su quella guerra. E' sentire Ivan Della Mea giovane cantare el me gat a Piadena, sentire il Gruppo Padano di Piadena. Insomma è l'esplosione di un sapere, di una storia vera, sofferta e cantata da parte di chi l'ha sofferta e combattuta. E' vedere il Caio Melisso a Spoleto alla prima di Bella ciao e poi vedere le piazze d'Italia piene di compagni a sentire le canzoni di Gioivanna Marini, Gualtiero Bertelli, Giovanna Daffini, Paolo Pietrangeli e tanti altri. E' la scoperta del canale tradizionale per riproporre la storia: il canto che Bosio e i compagni del Nuovo Canzoniere hanno fatto. Lui ha rilanciato il canto popolare in Italia, lui è stato uno dei primi ad andare ad ascoltare i poratori di questo patrimonio, non valorizzato fino allora dai partiti tradionali di classe.
Vedere Bosio è pensare a Rosa Luxemburg di cui lui ha pubblicato tra i primi una antologia discritti, è vedere Carlo Cafiero e Bosio che va a cercare nel manicomio di Nocera Inferiore le sue cartelle cliniche per il libro che ha scritto su Cafiero: La rivoluzione per la rivoluzione, è sentire parlare di Prampolini, Turati ecc. E' vederlo a Parigi a cercare nelle biblioteche i cimeli e le carte della Comune di Parigi, è cercare di entrare in un tardo pomeriggio di giugno nel cimitero di Pere Lachaise per fare onore al muro dei Federati.
E' parlare della classe operaia negli anni '60 è vedere i prini quaderni rossi, è partecipare alle animate discussioni con gli studenti e i compagni del PCI e PSI nella biblioteca di Piadena. è ascolare la sveglia dei bergamini nella cascina dove lavoravano gli Azzali, il Micio e la sua famiglia, è sentire la Pastorella, la Canzone di Natale di Canneto sull'Oglio.
E' la voce che si sente di chi non era mai ascoltato o considerato, lui l'ha fatto. Questo e tanti altre cose ricordo. E siamo orgogliosi noi della Lega di Cultura di Piadena di aver pubblicato per primi, su scelta di Gianni il suo "Intellettuale rovesciato". E' a lui che è venuta l'idea delle Leghe di Cultura e la nostra dura da 42 anni. E' tutto questo e tanto altro. Grazie manifesto, I compagni della Lega di Cultura di Piadena
MISERIA AL CONSIGLIO COMUNALE DI PIADENA
Ci mancava che il sindaco per giustificare l’aumento della sua indennità e quella della giunta affermasse che l’ex sindachessa ne poteva fare anche a meno perché percepisce una pensione mensile Una delle tante miserie della serata.
Se aggiungiamo poi la proposta di ripopolare il centro di Piadena, anche radendo al suolo le case esistenti, basta ricostruirle come erano, perché la legge regionale n. 12 lo permette, siamo alla follia. Questa legge è basata non sul rispetto della zona storica, ma per l’interesse dei proprietari e dei costruttori.
In sintesi il Consiglio è stato un eterno monologo del sindaco su tutti i punti all’ordine del giorno, con sfoggio di leggi e leggine, dove a Piadena ci sono problemi, ma lui li risolverà tutti.
Non c’è nessun pericolo per la fabbrica del bitume che lui ha voluto a Calvatone perché ci sono tre sindaci che sorvegliano con gli organi sanitari e della Provincia. Ma a chi le vuol far credere queste balle?!
Circa il trasferimento del Pollicino a Drizzona per l’inagibilità dei locali di Vho (in 15 giorni due consiglieri volontari e altri due giovani volontari l’hanno reso agibil ) non per Pollicino ma aule per ginnastica, musica, protezione civile e arti marziali. Ma perché non fate anche un corso di lotta greco romana per difenderci dai barbari? Ci manca. E se andrà bene POLLICINO APRIRA’ DOPO IL PRIMO DELL’ANNO 2010. I bambini e i genitori di Piadena e Drizzona, ringraziano il Comune di Piadena e l'Unione dei Comuni di Piadena e Drizzona per la sensibilità dimostrata!!
Poi c’è stata una irritazione di una consigliera per una battuta a voce bassa di un cittadino del pubblico ed è subito intervenuto il sindaco dicendo che se ci fosse stato disturbo lui avrebbe fatto sgomberare l’aula.
Reazione da ventennio. Se il sindaco non vuole che i cittadini di Piadena partecipino al consiglio, chiuda la sala consiliare e la faccia diventare la sala del Podestà
I cittadini di Piadena hanno partecipato ai passati consigli comunali anche burrascosi con striscioni di richieste e rivendicazioni senza essere minacciati di essere espulsi dalla sala.
Non creda il nuovo sindaco di far tacere con le sue messe a bassa voce i giudizi dei cittadini e gli interventi dei consiglieri.
Ha vinto le elezioni, con l’appoggio di piccoli industriali e commercianti, ma non rappresenta la maggioranza dei cittadini di Piadena . Questo gli sia chiaro.
Piadena, 27 novembre 2009 la sinistra per Piadena (PRC PdCI LEGA DI CULTURA)
(PRC PDCI LEGA DI CULTURA)
QUALI SONO I PROBLEMI PIU' IMPORTANTI DI PIADENA? L'INDENNITA' DI CARICA DEL SINDACO E DELLA GIUNTA COMUNALE, NON QUELLI DEI CITTADINI E DELLE CATEGORIE PIU' DISAGIATE. IL CENTRO "POLLICINO" NON APRE PER ADESSO E VERRA' TRASFERITO ADRIZZONA. C'E' LA MINACCIA DELLA FABBRICA DEL BITUME A CALVATONE E COME SARA' IL NUOVO PGT?
I più disagiati sono loro, il sindaco e la giunta comunale e di conseguenza si sono aumentate le indennità dal mese di agosto 2009: il sindaco 2.169,12 euro lordi al mese e il vice sindaco 433,82 lordi e gli assessori 325,37 lordi.
Intanto i bambini, per la maggioranza immigrati , non possono, per adesso, andare al Pollicino (il doposcuola comunale) perché trasferito a Drizzona e i locali non sono ancora pronti e quando lo saranno? Le scuole sono cominciate da oltre un mese e mezzo, questo all' Amministrazione comunale di Piadena non imteressa in quanto i frequentanti sono per la maggioranza figli di immigrati, non interessa se restano ignoranti. Non si poteva proseguire il doposcuola al Vho fino alla sistemazione dei locali di Drizzona?
Questa è una scelta logica di una Amministrazione che nel suo programma aveva previsto un controllo serrato sugli immigrati (illegale) perché gli accertamenti previsti li eseguono gli addetti agli uffici comunali al momento dell'iscrizione anagrafica.
A proposito a che punto sono i lavori della famosa commissione di controllo? Vorremmo saperlo.
Per la fabbrica del bitume a Calvatone, regalata ai calvatonesi e ai paesi vicini nel raggio di 7 km, dall'attuale sindaco di Piadena , il sindaco è sicuro della sua innocuità, dopo che sono stati nominati tre sindaci di comuni vicini per il controllo dei fumi che usciranno dalle tre torri, con l'ASL, L'ARPA e il Responsabile del Settore Ambiente della Provincia di Cremona. Ma chi si fida?
Altri problemi di Piadena:
1. La piazza Garibaldi così come è non serve a nessuno;
2. Con l'apertura della scuola materna in via Matteotti serve asfaltare la strada di accesso e la formazione di un parcheggio;
3. I cimiteri di Piadena e Vho sono inagibili per i disabili.
Inoltre siamo molto interessati di conoscere i contenuti delle modifiche che l'Amministrazione comunale vuole apportare all'attuale PGT.
Piadena, 4 novembre 2009
La lista per la sinistra di Piadena (Partito della Rifondazione Comunista ,Partito dei Comunisti Italiani, Lega di Cultura di Piadena)
* * *
L’AFFARE E’ FATTO. SI COSTRUIRA’ LA FABBRICA DELL’ASFALTO A CALVATONE. PER L’INTERESSE DI CHI? DELLA DITTA CHE LA COSTRUTTRUISCE E LA GESTISCE E DI CHI? NON PER L’INTERESSE DEI CALVATONESI E DEI CITTADINI NEI 7 KM DI DISTANZA
Dopo l’infuocato finale dell’assemblea di Calvatone di presentazione del progetto di costruzione di una fabbrica delL’asfalto con l’appoggio degli uffici garanti la sua salubrità: ASL ARPA, Responsabile del Settore Ambiente della Provincia. Il sindaco di Calvatone ha la sicurezza dell’efficienza dell’impianto che non può creare problemi alla salute dei cittadini e alle coltivazioni agricole circostanti
IL giorno dopo si sono riuniti i sindaci dei comuni confinanti e vicini per discutere del problema della costruzione della fabbrica dell’asfalto e per sollevare i cittadini dai dubbi sulla salute e su problemi che potrebbe creare alle coltivazioni agricole e allevamenti animali. Convinti hanno deciso di nominare tre sindaci di Calvatone, Bozzolo e Tornata per sorvegliare le emissioni dei fumi dello stabilimento.
Si incomincia subito: da gennaio. La fabbrica sarà finita entro l’anno per essere pronta per l’inizio della nuova autostrada Cremona/Mantova. Non bisogna perdere tempo. Il sindaco di Calvatone risolverà il problema della disoccupazione del paese con i due operai che la fabbrica dell’asfalto assumerà e gli altri sindaci garanti della sua innocuiità vigileranno sui fumi. Un affare.
Con due torri di 25 metri e una più bassa, le polveri sottili voleranno a sei o sette kilometri di distanza. I prodotti agricoli perderanno il loro livello di qualità, nessun altro insediamento alimentare verrà più costruito vicino ad una fabbrica dell’asfalto.
Ma tutto è affare. Questa fabbrica è stata prevista assieme a quella di Gazzo per la costruzione dell’autostrada Cremona/Mantova e tenuta nascosta ai Calvatonesi fino a pochi mesi fa. Se la sono trovata con tutti i permessi per la sua costruzione. Non tutti per la verità.
100.000 tonnellate di asfalto all’anno prodotto, 3.500/4000 automezzi per il trasporto dell’asfalto, 45.000 tonnellate del recupero di asfalti fresati. Cosa volete di più!
Questa fabbrica è l’ultimo regalo che ha fatto l’attuale sindaco di Piadena, allora sindaco di Calvatone, ai calvatonesi e ai paesi vicini. Uomo di grandi progetti “falliti”. Vi ricordate il grande progetto dell’insediamento “Le baite”? Con piazze sopraelevate, tre piscine, un migliaio di parcheggi, botteghe, centro della salute ecc. Questo è il seguito.
Non possiamo permettere questo scellerato progetto, questa catena di affari per chi? In una zona già altamente inquinata con la percentuale maggiore di forme tumorali di tutta Italia. Perché questo non venga realizzato serve la mobilitazione dei cittadini di Calvatone e dei paesi vicini, degli agricoltori, dei produttori alimentari, dei sindaci se hanno a cuore la salute dei loro cittadini, quello di Piadena compreso.
Piadena, 21 ottobre 2009
La lista per la sinistra di Piadena (Partito della Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti Italiani, Lega di Cultura di Piadena)
Da “la provincia” del 23-10-2009
Piadena. Duro attacco a Tosatto:
uomo di grandi progetti falliti Bitume, si accende la lotta
La sinistra: mobilitiamoci subito contro la fabbrica
PIADENA — La ‘Lista per la sinistra di Piadena’ (Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti Italiani, Lega di Cultura) va all’attacco del futuro impianto di conglomerati bituminosi della S.C.B. previsto a Calvatone. «Si incomincia subito: da gennaio. La fabbrica sarà finita entro l’anno per essere pronta per l’inizio della nuova autostrada Cremona/Mantova. Non bisogna perdere tempo», si legge nello stampato. «Il sindaco di Calvatone risolverà il problema della disoccupazione del paese con i due operai che la fabbrica dell’asfalto assumerà e gli altri sindaci garanti della sua innocuità vigileranno sui fumi. Un affare. Con due torri di 25 metri e una più bassa, le polveri sottili voleranno a sei o sette chilometri di distanza. I prodotti agricoli perderanno il loro livello di qualità, nessun altro insediamento alimentare verrà più costruito vicino ad una fabbrica dell’asfalto. Ma tutto è affare. Questa fabbrica è stata prevista assieme a quella di Gazzo per la costruzione dell’autostrada Cremona/Mantova e tenuta nascosta ai calvatonesi fino a pochi mesi fa. Se la sono trovata con tutti i permessi per la sua costruzione. Non tutti per la verità. Centomila tonnellate di asfalto all’anno prodotto, 3.500/4mila automezzi per il trasporto dell’asfalto, 45mila tonnellate del recupero di asfalti fresati. Cosa volete di più!». Poi un altro attacco: «Questa fabbrica è l’ultimo regalo che ha fatto l’attuale sindaco di Piadena, allora sindaco di Calvatone, ai calvatonesi e ai paesi vicini. Uomo di grandi progetti ‘falliti’. Vi ricordate il grande progetto dell’insediamento ‘Le baite’? Con piazze sopraelevate, tre piscine, un migliaio di parcheggi, botteghe, centro della salute ecc. Questo è il seguito». Conclusione: «Serve la mobilitazione dei cittadini di Calvatone e dei paesi vicini, degli agricoltori, dei produttori alimentari, dei sindaci se hanno a cuore la salute dei loro cittadini, quello di Piadena compreso». (d.baz.)
Da “la provincia” del 22-10-2009
Film piadenese proiettato all’Università
Piadena — Il film di Giuseppe Morandi e Gianfranco Azzali ‘Il colore della Bassa’ (presentato nell’ambito della rassegna ‘Corto cortissimo’ della 65esima Mostra del cinema di Venezia), giovedì 29 ottobre alle 17 sarà proiettato all’Università degli Studi di Milano, presso il Dipartimento di Filosofia.
MUORE L’UMANITA’
( 75 migranti eritrei imbarcati su un gommone provenienti dalla Libia muoiono di fame e di sete e vengono gettati in mare)
Questo è il primo risultato dopo la firma del trattato militare con la Libia da parte del governo Berlusconi con l’approvazione del PD (unico partito di opposizione che l’ha approvato ) e dopo la firma del patto sull’immigrazione..
Gli immigrati erano partiti da un porto della Libia il 29 luglio, chi guidava il gommone non era un esperto e si era perso nel mare tra l’Africa e Lampedusa, restando senza benzina. Decine di imbarcazioni e pescherecci avevano avvistato e affiancato la tragica imbarcazione, non dando l’allarme alle autorità navali, non volendo perdere del tempo per dei disgraziati che fuggivano dalla guerra e dalla miseria dai loro paesi, al massimo lanciavano qualche bottiglia di acqua e se ne andavano. Col passare dei giorni i più morivano per il sole, la sete e la fame, uomini, donne incinta e bambini e venivano buttati in mare.
Ieri una motovedetta della Guardia di Finanza Italiana li ha avvistati e ha trovato sul gommone 5 persone disidratate, affamate e senza forze e sono state portate in salvo a Lampedusa
Questa è la barbarie dell’ideologia che permea la politica sull’immigrazione dell’Italia.
Gli uomini, le donne i bambini dei paesi dell’Africa che fuggono dai loro paesi per la disperazione, in c erca di una vita migliore vengono trattati come rifiuti umani e vengono abbandonati in mare aperto e fatti morire.
Se l’Italia è un paese che non si indigna per questi fatti criminali, se anche il partito di PD ha approvato il trattato militare con la Libia , che è un paese che massacra gli immigrati (in maggioranza somali) nei campi di detenzione, noi non apparteniamo a questo Paese.
Se nessuno esprime il proprio sdegno di fronte a questi fatti anche lui è colpevole di questa barbarie e del clima di razzismo che permea ogni atto del nostro Paese.
Solo la Chiesa esprime la propria condanna e sdegno, il Partito Democratico denuncia la barbarie, dopo, però, aver approvato però il trattato militare con la Libia.
Piadena è vergognosamente muta di fronte a questa tragedia e cova un rancoroso odio e cattiveria contro chi queste cose le dice e contro chi vuole instaurare rapporto con gli immigrati.
Che l’umanità abbia il soppravvento sulla barbarie per il bene di tutti, ma principalmente di chi cerca di conquistare un mondo migliore.
Piadena, 21 agosto 2009
La Lega di Cultura di Piadena
Il Partito della Rifondazione Comunista
I Comunisti Italiani di Piadena
> Cremona: Lega vs Manifesto
La risposta della Lega di Cultura (pubblicata il 26/7) all'articolo dedicato a Cremona del Manifesto del 22 Luglio 2009
Cremona «malata» o gaudente? Caro manifesto, abbiamo letto l'articolo «Gaudente Cremona» di Marco Dotti (il manifesto 22/7), veramente stupefacente, ci mancava poi la citazione di Balzac: «Non innovare in nulla questa è la legge della provincia». Cremona è vista con un occhio ottocentesco, di uno che guarda la città nelle sue mura e per quello che racconta il sindaco decaduto nella ben nota attività musicale e nel consumo di concerti e megamostre che non contribuiscono (o minimamente) alla formazione culturale della città e della provincia. La Pianura Padana è tra le cinque aree più inquinate del pianeta. La provincia di Cremona è tra quelle che ha la più alta percentuale di tumori con un'incidenza media del 28% in più del resto della penisola, con punte che raggiungono l'80% per alcune forme tumorali.
I prossimi mesi saranno decisivi rispetto alle scelte che potrebbero segnare irreversibilmente il nostro territorio e la qualità della vita dei suoi abitanti con la costruzione delle autostrade Cremona-Mantova, voluta sia del centrosinistra e dal centrodestra e dalla Ti-Bre. La Cremona-Mantova è talmente necessaria e urgente che verrà costruita in trenta anni. Optando così per il trasporto su gomma anziché su ferrovia, quando c'è già il sedime per costruire una nuova linea ferroviaria, e questo per l'interesse della ditta costruttrice. I partiti tradizionali di destra e di sinistra dormono e sono consenzienti, ma da oltre sette anni i Comitati contro le autostrade manifestano contro la loro costruzione che danneggebbero irreversibilmente l'agricoltura più fertile e ricca della Pianura Padana, che la stessa Commissione Europea ha classificato come zona vulnerabile. Dopo circa vent'anni di violazione delle norme europee in materia di nitrati e dopo aver inquinato suolo e falde, siamo ora alla stretta finale ed in questi mesi si deciderà la sorte di molte aziende del nostro territorio, in particolare zootecniche, poiché dovrà essere rispettato il limite di carico di azoto di 170 kg/ha/anno spandibile sul terreno. A questo si aggiunge la minaccia della costruzione di una centrale nucleare a Casalmaggiore o Viadana e di una megadiscarica di amianto a Cingia de' Botti. Come si vede Cremona e la sua provincia non sono ferme e immobili, ma si muovono nel senso del maggior profitto industriale a danno della comunità.
Ma l'autore dell'articolo ha visto la provincia e le sue strutture, il suo epocale cambiamento? Non ha visto le cascine cadenti e nuove cascine con stalle che sembrano aeroporti e con dentro lavoratori con la pelle un po' scura: gli indiani? Non ha visitato gli allevamenti di 24.000 tacchini, da 300.000 galline, di migliaia e miglia di maiali? Ha fatto quel tratto in treno da Treviglio a Cremona? Ma cosa ha visto?
Basta con le note di colore, quà si resiste a uno stravolgimento epocale di una provincia che un tempo aveva la fertilità della valle del Nilo e adesso, oltre a produrre ricchezza per pochi, produce inquinamento e causa tumori ad una alta percentuale di cittadini.
I compagni della Lega di Cultura di Piadena
La controrisposta di Marco Dotti
Come sanno gli amici di Piadena, nella «scena provinciale» di Balzac vi sono un medico che, fiutata l'aria della Rivoluzione francese, trova il modo farsi passare per progressista e speculare così persino sugli ideali e la giovane la cui professione dà il titolo al romanzo: la «Rabouilleuse», appunto. Strano mestiere, quello di «rabouiller», ma non così sconosciuto anche nella pianura padana. Tant'è che la ragazza si dedica a «smuovere le acque» - significato del verbo, nella sua accezione regionale - per favorire la pesca di gamberi di fiume. Gamberi che hanno bisogno di acqua molto ossigenata, amano la sabbia, i letti ghiaiosi e, contrariamente a quanto pensano i buongustai di città, sono bianchi e non rossi (rossi lo diventano dopo la cottura). A Cremona i gamberi di fiume sono in via di estinzione, letteralmente divorati dai pesci non autoctoni che qualche bontempone, in cerca di disastri ecosistemici a buon mercato, ha liberato nel Po. Oggi le acque si smuovono per altre ragioni, non certo per i gamberi, una fra le tante è la sabbia, sottoposta a continue escavazioni abusive. Piace particolarmente ai «nostri» cementificatori. Quelli di cui parlate nella lettera, lettera che sottoscrivo, anche nelle critiche. Ma se leggiamo attentamente Balzac, forse, ci accorgiamo che sull'oggi - e su alcune costanti degli umani vizi e delle correlative umane virtù - rivela molto più di novecentesche analisi colme di dati e rancore. I gamberi rossi, almeno stando alle ultime elezioni, si sono estinti anche nelle urne elettorali. Sulla terra ferma, persistono invece quelli di colore bianco-postdemocristiano, tendente all'azzurro-verde, tonalità in voga soprattutto tra gli agricoltori che si vedranno pure decimare terreni e figli dalle discariche, ma alla fine scelgono sempre il peggio e a votare ci vanno. E ci vanno convinti. Marco Dotti
Giovedì. Telefono. “Pronto, ciao Micio”. “Ciao Crotti, eccoci, stiamo sistemando le ultime cose, siamo quasi pronti”. “Hai letto quanto ti ho scritto qualche giorno fa’?”. “Sì, Daniele. Ma c’è una novità: la cena di sabato sarà strettamente vegetariana” (ce lo spiegheranno poi il perché). “Bene; allora la coppa (leggi coppa di testa, o soppressa, o soppressata, o…) sarà per domenica; ci vorrà allora del buon olio extravergine d’oliva. Porterò una dama del nostro (ma questo l’ho solo pensato, però l’ho fatto davvero, credetemi!)”. A presto. A prestissimo.
Così comincia la mia festa, quest’anno. Sabato mattina parto. Sono con me Giovanna, mia moglie, e Marco, nostro figlio. Pochi ma Perugia è rappresentata (ci diranno). Siamo dal Micio, da Bruno, dalla Genia poco dopo mezzogiorno. E come fai a non sederti a tavola e pranzare con chi già è arrivato? E’ quasi un ordine, quello del Micio. E ben pochi sono gli ordini piacevoli. E dopo assai appetitosi maccheroni con peperoni e formaggio (ma c’è altro e altro ancora), i Sibemolle allietano l’udito dei presenti con i primi canti (ma gli amici, e che bello, che emozione, rivederli, riabbracciarli, riparlarci, gli amici ci dicono che già il venerdì han fatto tardi perché ad un canto ne seguiva un altro…); d’altronde, dice il ‘padrun de casa’, “se vengono e non cantano, che vengono a fare?”. Ecco, il primo, anzi il secondo (o forse il terzo?) assaggio (o indizio?) dello spirito che aleggia da sempre quando siamo qua (ma anche quando non ci siamo).
La festa della Lega di Cultura è una festa vera. Ricca, viva, completa. Non ci si incontra solo per incontrarci bensì anche per conoscerci, per far conoscere le problematiche attuali, per fare sapere, per dialogare, perché la vita è lo stare insieme in modo non banale e puramente godereccio… E allora alla Sala Civica di Piadena (poi tutti a Pontirolo) per parlare e ascoltare e capire di ‘decrescita’, come è cambiato, qui, il mondo del lavoro, quali modelli di sviluppo (sul piano umano, culturale, politico), per dire della società dello spreco (e ripenso a Danilo Dolci; negli anni 50 e 60 quanto fece in Sicilia con le sue inchieste anche di denuncia! Che poi è quanto qui han poi in parte fatto i compagni della Lega, appunto, ma quella vera, e tuttora vogliono fare), per sottolineare quanto siano necessari più relazioni e meno consumi, meno consumismi… insomma come ci ha letto e condensato Peter leggendoci questa poesia di Brecht:
PIACERI
Il primo sguardo dalla finestra il mattino
Il vecchio libro ritrovato
Volti entusiasti
Neve, il mutare delle stagioni
Il giornale
Il cane
La dialettica
Fare la doccia, nuotare
Musica antica
Scarpe comode
Capire
Musica moderna
Scrivere, piantare
Viaggiare
Cantare
Essere gentili
Poi tutti sotto il tendone, per cenare insieme, con già le prime gocce di pioggia che ci condannerà, comunque piacevolmente, per tutta la giornata, dico tutta, di domenica, quella ultima di marzo. Una coppia di amici di Seveso (ricordate la diossina?; zitti tutti: non ricordiamola) ci ha raggiunto sin dal primissimo pomeriggio: un debutto per loro, come del resto per Giovanna, che tornerà rivitalizzata da questa incredibile (sì, incredibile per chi non l’ha mai vissuta) esperienza di…., ma sì, di vita!.
La giornata della domenica non ve la racconto; dovrei scrivere e scrivere e scrivere. E ne hanno parlato i giornali locali, il tutto è stato ripreso, altri forse racconteranno.
Andando andando ti sei mai chiesto se uno zingaro è felice?
E’ il titolo di un canto rom che ci ha cantato Bianca Giovannini. Cito questo come novità canora (e non soltanto) di questa giornata. I Giorni Cantati hanno fatto il resto con tutti coloro che l’hanno vissuta, venuti … beh, da ogni dove (d’altronde ‘Nostra Patria è il mondo intero’)…
Ma quando hanno cantato (e ricantato) ‘Peppino entra in camera’ mi sono commosso. E allora ho capito. Ho capito il mio stato d’animo e vi voglio descrivere la festa della giornata, delle due giornate, non con il racconto ma con quanto ho provato dentro di me.
Mia mamma ha vissuto a S. Lorenzo de’ Picenardi (a casa di zii perché rimasta prestissimo orfana e figlia unica), a due chilometri da Pontirolo. Ha fatto le suole elementari a Torre, le scuole medie a Piadena. Da ragazzino venivo, venivamo da questa parte per rivedere i parenti materni. Rivedere questi luoghi, risentire quel dialetto, osservare e ascoltare il mondo di questa bassa, i suoi colori, i suoi suoni, i suoi odori, mi ha confermato come non sia possibile distaccarsi dalle proprie origini, o comunque da una loro parte, e allora comprendi il perché sei così tanto attaccato a queste genti, a questa terra, a questo mondo. Essere qui è allora momento complesso, completo. Perché vivi il presente, ricordi il passato, ti entusiasmi per un futuro che non è certo facile, ma questa due giorni ti dà la forza e la voglia di perseguire obiettivi anche i più ardui, perché la socialità che qui convivi ti dà uno stimolo ed un piacere (letta e compresa la poesia?) ineguagliabili. Compagni, amici, a voi: grazie.
Daniele, con Giovanna e Marco, dalla terra d’Arna (dell’Umbria perugina)
Rassegna Stampa:
edizione di Domenica 29 marzo 2009
PIADENA/PONTIROLO — È iniziata ieri e si concluderà stasera la festa 2009 della Lega di Cultura. Ieri al Centro civico è stato anzitutto proiettato ‘Il colore della bassa’, il documentario firmato da Giuseppe Morandi e Gianfranco Azzali. Quindi i saluti del sindaco Gabriella Malanca, che ha ringraziato Morandi per il suo servizio volontario prestato in Comune e ha sottolineato come coltivando i rapporti umani si possano risolvere molti problemi. Il sindaco di Drizzona, Ivana Cavazzini, ha rimarcato l’importanza del lavoro di ricerca svolto dalla Lega. Quindi la presentazione del convegno sulla decrescita a cura di Fiorenzo Gorni (Lega di Cultura), che ha passato la parola al primo dei relatori, Eugenio Camerlenghi (‘L’agricoltura ieri ed oggi. E domani?’). Quindi gli altri interventi. Oggi dalle 10, a Pontirolo, a casa di Azzali, altre relazioni e poi il via alla grande festa con il pranzo e la musica.
edizione di Lunedì 30 marzo 2009
di Davide Bazzani
PONTIROLO (Drizzona) — Pioveva a dirotto, ieri, durante la seconda e conclusiva giornata della festa 2009 della Lega di Cultura, ma l’acqua dal cielo era l’ultima cosa che preoccupava le centinaia di persone arrivate da tutta l’Europa, come sempre accomunati da un grande spirito e da un entusiasmo alle stelle. La giornata è iniziata alla mattina con un articolato dibattito. Gianni Tamino ha parlato di ‘Limiti e vincoli ambientali: esaurimento delle risorse, capacità di assorbimento e cambiamenti climatici’. Poi gli interventi di Mauro Bonaiuti (‘La prospettiva della decrescita’) e dell’assessore Marco Boschini sull’esperienza sulla decrescita nel Comune di Colorno, con le conclusioni a cura di Mario Agostinelli. Quindi spazio al momento conviviale, con l’accompagnamento musicale di vari gruppi: I Giorni Cantati di Calvatone, Coro di Siviglia, Ottoni di Milano, Napoli Extracomunitaria, Coro di Micene, Canzoniere Bresciano, Si Be Molle di Parigi, Suonatori Terra Terra di Firenze, Le Band di ‘Articolo 1’ di Sesto Fiorentino. Il tutto è stato ripreso con le telecamere da un gruppo francese: «Siamo qui per il quarto anno, è un evento fantastico che ci ispira per la nostra festa ‘gemella’ di Parigi, dedicata in particolare alle generazioni più giovani». Della particolare atmosfera si è accorto anche Vittorio Agnoletto, europarlamentare eletto come indipendente nelle liste di Rifondazione Comunista, già presidente nazionale della Lega Italiana per la lotta contro l’Aids. «E’ la prima volta che vengo qui — ha detto — e devo dire che questa festa mi dà davvero la carica per andare avanti. Al di là di quello che accade nel campo politico, la cultura regge. Qui si celebra la storia del movimento operaio, una storia che non è morta. Quello di oggi per me è un impegno assolutamente piacevole, soprattutto perché trasmette l’energia necessaria per i mesi che abbiamo davanti». Stesse sensazioni provate da Francesco Meloni, il sindaco di Orgosolo, località sarda che ha un forte legame con la Lega di Cultura, per il tramite del poeta e sindacalista Peppino Marotto, recentemente ucciso. Ieri c’era il nipote di Marotto, a Pontirolo, Vincenzo Floris.
La decrescita
Dove dormire:
Agriturismo Airone Castelnfranco/Drizzona tel. 0375/389902
Agriturismo Riviera Oglio San Paolo/Piadena tel. 0375/380282
Agriturismo San Lorenzo Picernadi tel. 0372/33507 - 0375/94218
Hotel Margot Canneto sull'Oglio tel. 0376/709011
In occasione della festa 2009 la Lega di Cultura ripropone il quaderno-inchiesta
"Cacciati senza colpa"
che ricorda le problematiche legate all'abolizione dell'imponibile di manodopera negli anni che hanno visto svuotarsi progressivamente le nostre campagne in concomitanza con il processo di meccanizzazione dell'agricoltura.
Con una nuova introduzione curata da Eugenio Camerlenghi.
DAGLI IMPONIBILI AL PRECARIATO E ALTRO.50 ANNI DOPO
Il 30 dicembre 1958, con la Sentenza n. 78, la Corte Costituzionale dichiarava l’incompatibilità del cosiddetto “imponibile prefettizio” rispetto ad alcuni articoli della Costituzione, in ispecie l’art. 41 che tutela sia pure con alcune significative riserve la libertà dell’iniziativa economica privata. Poneva così fine a un istituto che, nelle sua forma contrattuale soprattutto, era stato tra i capisaldi di maggior forza per le organizzazioni di resistenza dei lavoratori agricoli in larga parte della Pianura Padana.
Introdotta nell’immediato dopoguerra (Dlcps 16.09.1947. n. 929) la normativa che, giusto cinquant’anni fa, veniva così a decadere aveva avuto lo scopo “di favorire il massimo impiego possibile di lavoratori agricoli nelle province o zone in cui particolarmente grave si manifesta la disoccupazione”; e dava facoltà ai prefetti di ordinare ai conduttori agricoli l’assunzione di un certo numero di lavoratori manuali per garantire un “carico obbligatorio di giornate lavorative per ettaro-cultura”. Era palesemente un supporto pubblico offerto all’azione sindacale, allora indebolita dall’esodo rurale già avviato, che nei primi anni del secolo XX aveva saputo imporre autonomamente, nei patti di lavoro, la regola d’imponibile alle controparti imprenditoriali.
La fine della forma prefettizia veniva a sanzionare una cesura netta, presto irreversibile, nella costituzione del lavoro agricolo. Da questo punto di vista già quel evento assumeva un valore epocale, che a distanza di mezzo secolo pare moltiplicato, solo che si rifletta alla progressiva caduta, venuta di seguito, delle tutele per i lavoratori dipendenti, da allora via via più deboli, dentro e fuori il settore agricolo. Una mutazione storica, un fondamentale spostamento di equilibri e di diritti all’interno di una società che si proclama “fondata sul lavoro”, al primo punto della propria Carta Costituzionale. Dal controllo diretto sull’occupazione si è passati alla legislazione di garanzia rispetto alle iniziative del padronato (come lo statuto dei lavoratori), agli ammortizzatori sociali spesso oggetto di erosioni e ridimensionamenti (dalla scala mobile alla cassa integrazione), per arrivare alla istituzionalizzazione del lavoro precario e alla pratica impunita del lavoro schiavile o senza tutela alcuna.
Ora dalle istituzioni europee si spinge per un prolungamento della settimana lavorativa fino a 65 ore. Ha scritto di recente Piero Bevilacqua: “io sento di assumermi, come storico, la responsabilità di affermare che neppure sotto la dittatura fascista il lavoro umano in Italia ha conosciuto le forme di degradazione, precarietà, umiliazione patite nell’ultimo ventennio nella cornice di uno stato formalmente democratico”.
Su altri assetti della vita italiana il biennio 1959-60, che quella pronuncia della Corte in qualche modo inaugurava, incise in profondità. Dall’avvio dell’integrazione comunitaria al prevalere nell’economia periferica dei settori industriale e terziario, alle prime sperimentazioni dell’intesa fra partito democristiano e socialisti che sfociarono ben presto nelle esperienze di centro-sinistra tuttora praticate, fu un viluppo di eventi che fanno del 1960 un anno di svolta. Non è una forzatura constatare che, quasi in parallelo, da quella storica svolta prese impulso una impreveduta accelerazione del processo di deterioramento del territorio, che ha interessato l’intero paese. In ispecie nelle province della fascia padana, che furono sede di quelle lontane lotte agrarie, questa violenza si manifesta sul territorio agricolo fatto oggetto di usi impropri, che hanno finito per travisare in misura significativa quello che era stato l’altro fondamentale fattore produttivo, appunto la terra, che insieme al lavoro assicurava lo sviluppo di un’economia basata per secoli sull’agricoltura. Questa attività, nelle sue forme storiche, sopravvive oramai per oasi, isole nello spazio e nell’imprenditoria, in continua lotta tesa a conservare identità assediate da insediamenti “altri”. O, per meglio dire, rimangono arroccate nella pratica di rapporti sostenibili, se non del tutto virtuosi, con la terra e l’ambiente, altrove distorti da prelievi senza restituzioni e recapiti incontrollati di materiali anomali.
L’impoverimento del lavoro dato sul territorio, in qualità e quantità, ha voluto dire abbandono del presidio naturale di comuni risorse, rimozione di una barriera umana alla “ideologia del profitto economico, un tempo contrastato da altri valori”, che come dice Alberto Asor Rosa “ha rotto tutti gli argini”. Quell’ideologia che una bracciante comunista d’altri tempi mi seppe spiegare con poche parole:“la terra è mia e ne faccio quel che voglio”.
Si ripropongono così insieme e inesorabilmente le due contraddizioni di fondo – per dirla come si faceva nel secolo scorso – con le quali il movimento di sinistra deve fare i conti, lo sfruttamento dell’uomo lavoratore e lo sfruttamento delle risorse ambientali. Qui e in ogni altro continente. Se si vuole davvero uscire dalle secche dell’isolamento e dagli equivoci di un preteso “progresso”, fin qui appiattito sui modelli della crescita capitalistica
Eugenio Camerlenghi
Giovedì 5 febbraio 2009 un emendamento della Lega al disegno di legge sulla sicurezza aboliva di fatto l’assistenza sanitaria per gli immigrati senza permesso di soggiorno, i medici potranno denunciarli alla polizia. Piuttosto di farsi denunciare e arrestare gli immigrati rinunceranno a farsi curare. Dal Senato via libera anche alle ronde padane, alla tassa di soggiorno e alla schedatura dei clochard. E’ razzismo.
E’ solo l’inizio: dopo la sentenza che autorizza va le strutture sanitarie a fermare l’alimentazione e l’idratazione di Eluana Englaro dopo 17 anni di coma, il Presidente del Consiglio dei ministri ha redatto un decreto per bloccare la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione che il Presidente della Repubblica si è rifiutato di firmare perché incostituzionale. Berlusconi e la maggioranza non si fermano, e preparano un disegno di legge governativo che vieti il blocco dell’alimentazione e l’idratazione forzate da parte di “chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi” - come recita l’unico articolo di cui è composto il ddl – che non dovrebbe essere applicabile in modo retroattivo.
“Perché Berlusconi fa questo? Per compiacere le gerarchie ecclesiastiche ed ottenere l’appoggio alle elezioni europee, domani per soddisfare altri suoi interessi o per raggiungere gli obiettivi personali che si prefigge, tornerebbe dal popolo per cambiare la Costituzione.
Neanche in caso di guerra la nostra, come tutte le Costituzioni moderne, prevede che si conferiscano al governo pieni poteri. Berlusconi li vuole per sé.
L’enormità del pericolo che corre la democrazia italiana impone di fare fronte subito contro il disegno di legge annunciato da Berlusconi. Non dobbiamo aspettare, Lasciargli l’iniziativa può essere fatale.” (Gianni Ferrara ‘il manifesto’ 8.2.2009)
Piadena, 8 febbraio 2009
La Lega di Cultura di Piadena
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Il film: "Il colore della bassa"
Leggi la recensione de Il Manifesto
(pag 1 e pag 2)
Nuovo film-documentario di Grabek Michael sul Micio che verrà presentato a Berlino domenica 9 novembre 2008. La festa comincia verso le 18.00 nella "Die Werkstatt der Kulturen", la casa di cultura (in italiano forse: "laboratorio di cultura") di Berlino che è una istituzione rappresentativa, conosciuta e abbastanza famosa a Berlino. www.mi-piaceva-lavorare.eu.
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Lavoro e piacere
Micio lavorava volentieri, gli piaceva il lavoro nella stalla e , più tardi, nella fabbrica metallurgica. La conclusione storica individuale di Micio è quindi positiva. Nessuna traccia di euforia. La differenza tra “piacere” e “gioia e voglia”, però, poteva e può essere enorme.
Non bisogna cadere nell’equivoco di inserire il “mi piaceva lavorare” di Micio nel contesto della idealizzazione propria della fine del XVIII sec, e nutrita da Goethe nel suo “Viaggio in Italia”, secondo cui gli italiani, diversamente dai popoli del nord, lavorano non solo per vivere ma per godere. Questa interpretazione sarebbe per il Micio politico troppo prosaica. Tali mitizzazioni gli sono estranee, ma egli è tuttavia fiero del suo lavoro, fiero, come ogni lavoratore, delle proprie capacità e dei risultati produttivi della sua opera.
Micio non era il “padrone”, il proprietario dei mezzi di produzione, e il lavoro era spesso faticoso e “mica da ridere”, ma lui l’ha fatto comunque, e anche bene e con passione, così come aveva fatto suo padre lavorando nelle stalle come “bergamino”. Micio ha così tutti i motivi e il diritto di prendere il famoso articolo uno della costituzione italiana e di mettere letteralmente il dito nella piaga dei primi paragrafi (nell’articolo 4 si riconosce addirittura a tutti cittadini il diritto al lavoro!?), di ricordarne, 60 anni dopo l’entrata in rigore, “la scarsa applicazione” e di richiedere un nuovo, serio dibattito su di essa, che faccia scaturire delle conseguenze pratiche.
Non sogna più una repubblica di lavoratori ; ma che il suo Paese, la sua res publica sia fondata sul lavoro è semplicemente una verità che deve essere oggi più che mai riconosciuta, difesa e nuovamente discussa, a fronte di milioni di disoccupati, precari, forze di lavoro altamente qualificate, ma non adoperate e che rischiano pertanto di perdere le capacità acquisite.
Micio è cosciente dell’assurdità che in Italia da un lato venga conferito, da più di un secolo, il titolo di “Cavaliere del lavoro”, ma che non si sia in grado, dall’altro, di realizzare una politica economica moderna che abbia alla base lo sviluppo del lavoro. Esiste una singolare simbiosi tra culto degli eroi e mancanza di idee. Nella crisi si guarda ai “cavalieri”, agli “eroi”. Povero Paese, se ha bisogno di questa trasfigurazione, di questa esaltazione ideologica, penserà Micio. Uno che non detiene nessun titolo, ma che ha contribuito alla ricchezza dell’Italia. Di cavalieri del lavoro come Berlusconi lui può soltanto sorridere scuotendo il capo. Loro, i cavalieri, non hanno mai lavorato produttivamente. A Micio basta guardarsi le mani per ricordarsi di un’antica saggezza dei paisàn:
“Chi lavora si fa il callo
e non va mai a cavallo.”
i
Giorni Cantati di Calvatone e Piadena
"Quando Bandiera Rossa si cantava"
Quando
Bandiera Rossa si Cantava è un prodotto autonomo
della Lega di Cultura di Piadena in collaborazione con l'Istituto
Ernesto de Martino.
Il segno di questa collaborazione si rifà all'affermazione
di Gianni Bosio secondo il quale "...il lavoro culturale
non può che trasformarsi in lotta politica per la
propria difesa e la lotta politica diventa il livello più
alto di ogni lavoro culturale".