Lega di cultura di Piadena
La Lega di Cultura di Piadena, con l'Istituto Ernesto de Martino a Sesto Fiorentino, il Circolo Gianni Bosio a Roma, la Società di Mutuo Soccorso Ernesto de Martino a Venezia, formano un arcipelago di realtà accomunate da modi e prospettive analoghe per il loro fare cultura, ricerca, e per il loro raccontare la storia.


LA FESTA 2012

Potete trovare nuove foto della Festa su Facebook e linkando a queste gallerie: Piadena 25 marzo
Casalmaggiore 24 marzo
APERTURA di Enrico Pugliese
("Il Manifesto" 5.4.2012)

storie

Piadena I NUOVI PAISAN
Un diario sui cinquant'anni del Nuovo canzoniere italiano, la presentazione alla storica Lega di cultura popolare, dove oggi sono assistiti i nuovi contadini: pachistani, indiani, camerunensi

Viaggiando verso Piadena da Parma in treno o in macchina all'imbrunire si rimane sorpresi per la bellezza del paesaggio padano. Naturalmente uso il termine Padania alla maniera antica, quella che riguarda appunto la pianura che porta questo nome. E più specificamente mi riferisco alla "bassa". Insomma parlo della Padania vera non di quella inventata da Bossi e Maroni delle enclaves montane della piccola industria diffusa e della grande evasione fiscale. A seconda che ci mettiamo sulle onde lunghe o le onde brevi della storia il paesaggio è antico o nuovo. È nuovo perché è il frutto delle grandi trasformazioni fondiarie e agrarie della seconda metà dell'Ottocento con la creazione delle sterminate aziende capitalistiche. Si pensi che nella provincia di Cremona nella seconda metà dell'Ottocento l'incidenza dei terreni condotti in affittanza capitalistica - che in senso marxiano è la forma pura e specifica della presenza del capitalismo in agricoltura - era pari all'80%, molto probabilmente la più alta d'Europa. Ed è proprio a questa realtà dell'agricoltura e ai rapporti sociali di produzione che ad essa corrispondono (con relativi contrasti e ingiustizie di classe) che va collegata la bellezza del paesaggio all'imbrunire. A questi rapporti di produzione si devono gli enormi spazi movimentati solo da lontanissime file di alberi dietro le quali la luce soffusa del tramonto fa intravedere le splendide costruzioni delle cascine.
Questo per quel che riguarda le onde lunghe. Se però andiamo all'oggi e alle trasformazioni recenti il nuovo è altro. Bisogna in primo luogo aguzzare la vista: le cascine sono spesso abbandonate. E anche quelle che ci sono conservano solo la struttura fisica: la vita che vi si svolgeva, la gente, i lavoratori, i bambini, gli animali da cortile, non si sentono più, non ci sono. Al posto di centinaia e centinaia di lavoratori, di paisan, ci sono pochi lavoratori che da soli con tante macchine, tanta chimica, cioè veleni, producono molto di più di quelli di prima. Il paisan della bassa padana si è trovato inserito da oltre un secolo in rapporti di produzione capitalistici moderni con una contrapposizione di classe chiara ed evidente come poche: da una parte i signori dall'altra il bracciante agricolo, anzi il bergamino, l'operaio della stalla con il basco "inamidato" dallo sterco di mucca, come nella bellissima fotografia di Pierino Azzali (padre di Gianfranco Azzali, "il Micio", cuore politico e organizzativo della Lega di cultura popolare di Piadena). Ora quel mondo dei paisan è scomparso. O meglio ci sono dei paisan nuovi: indiani, pachistani, camerunensi, quelli che sono rappresentati nei nuovi lavori della Lega di Piadena e ai quali la Lega intende dare voce.
«Questa è la mia Africa e mi ci trovo bene» afferma Giuseppe Morandi citando il titolo di un libro con le sue foto di immigrati. E questo modo di porsi a me sembra particolarmente importante come elemento di continuità e al contempo di innovazione, di valorizzazione dell'esperienza passata e di sforzo perché essa non si riduca solo a un ricordo nostalgico o a uno lavoro accademico sulle culture di classe di una volta.
Questa voglia di andare avanti, di far conoscere il senso e l'attualità del lavoro di ricerca musicale e di altre espressioni culturali delle classi oppresse è stato l'elemento caratterizzante dell'incontro di Piadena dedicato ai cinquanta anni del Nuovo Canzoniere Italiano e svoltosi nel fine settimana scorso: una grande festa che per tre giorni ha tenuto impegnate alcune centinaia di persone con dibattiti colti e politicamente densi, ma anche con esibizioni di bande e di cori, insomma con tanta musica e poi - a Piadena, dal Micio, va da sé - tante allegre mangiate perché così deve essere ( e per fortuna è) nelle feste proletarie, anche quelle dove «si ragiona e si canta». E, come qualche lettore del manifesto ricorderà, "Ci ragiono e canto" e "Bella ciao" sono state due grandi spettacoli di musica e canzoni popolari - frutto della ricerca sulle espressioni musicali di una cultura di classe - che hanno avuto una grande importanza e che hanno fatto parte del bagaglio culturale e politico della sinistra, soprattutto tra i giovani, negli anni sessanta e settanta.
In occasione della festa-convegno è stato ripubblicato dal Nuovo Canzoniere lo splendido diario tenuto da Giuseppe Morandi nei giorni della presentazione di "Bella ciao" al Festival dei Due Mondi di Spoleto. In quella occasione a Spoleto successe di tutto e di più. Squadre di fascisti venuti apposta per interrompere lo spettacolo. Ufficiali in congedo indignati che urlano e sporgono denuncia perché non gli era scesa "Gorizia" («Oh Gorizia, tu sei maledetta ...») perché parlava dei poveri soldati mandati a morire e degli ufficiali «venditori di noi carne umana» che se ne stavano «con le mogli nei letti di lana» e chiamavano «il campo d'onore questa terra di là dei confini». Scontri tra compagni operai (proprio così) e provocatori fascisti. Scontri quasi fisici tra compagne (anche protagoniste dello spettacolo) e "contesse" locali. Giorgio Bocca - mi ha fatto piacere ritrovarlo nel "Diario" - che urla a una di queste ultime particolarmente esagitata «vattene via brutta carampana» giacché il suo terragno animo cuneese lo spingeva dalla parte di chi portava la voce della classe oppressa, dei contadini (e voleva cantare in pace le canzoni di lotta). Giovanna Marini che tenta di spaccare la sua chitarra in testa all'energumeno fascista che dava l'assalto al palco (fermato in tempo dai compagni ).
L'opportunismo di Giancarlo Menotti, creatore del Festival, che deve arrangiarsi tra le pretese e la retorica patriottarda di ufficiali e fascisti (e i padroni americani) da una parte e l'irriducibilità di Gianni Bosio e di tutta la compagnia dall'altra.
Nel corso dei cinquant'anni passati ho avuto diverse versioni di questa storia. La prima relativamente a caldo dall'Espresso - che all'epoca degli eventi leggevo - molto divertente e scanzonata, che prendeva in giro gli ufficiali tromboni ma che non aveva capito il senso profondo degli eventi e dello scontro culturale che essi esprimevano. Poi riascoltai la storia in qualche spettacolo di Giovanna Marini in versione forse un po' romanzata ma con sottolineatura molto efficace, e una rappresentazione quasi visiva, del contrasto di classe tra le "contesse" e gli ufficiali di cui sopra da una parte e i parenti proletari di qualche cantante del nuovo canzoniere. Poi finalmente a Piadena, con il Diario, ho trovato la documentazione, per così dire, autentica. Ed è stata Giovanna Marini a presentare, insieme all'autore, la ristampa del Diario, riprendendo anche temi affrontati il giorno prima al convegno sui cinquant'anni del Nuovo Canzoniere. E la Marini in più di un intervento - condito ovviamente da canzoni - ha sottolineato l'importanza e l'attualità di quella esperienza e dei semi che essa ha gettato, semi i cui frutti si vedono oggi e che possono ulteriormente aiutare a far crescere nuove idee, nuove, aggregazioni, nuovi movimenti. E c'è dell'altro: si parla molto oggi in Italia di storia orale. E - bene o male - si fa ricerca in tal senso. Ma questo campo disciplinare - ha detto giustamente Sandro Portelli - non avrebbe raggiunto il livello e l'importanza che ha senza l'esperienza del Nuovo Canzoniere. Compreso - aggiungo io - il lavoro di quelli di Piadena.
Ma perché fu importante la nascita del Nuovo Canzoniere e perché lo scandalo di "Bella ciao"? A rifletterci la rabbiosa reazione degli ufficiali e delle signore era più che legittima dal loro punto di vista. E non solo e non tanto per gli specifici contenuti "estremisti" - o poco rispettosi delle gerarchie militari - di questa o quella canzone popolare. Ma soprattutto perché lo spettacolo - e il lavoro di ricerca che era stato alla sua base - erano riusciti a dar voce autonoma a espressioni della cultura delle classi subalterne, delle classi alle quali non doveva essere permesso farsi sentire. In questo lavoro era stato di aiutato paradossalmente il ricorso alle allora nuove tecnologie. "Elogio del magnetofono" era il titolo di un saggio più volte citato al convegno. E fondamentale è stato il ruolo di questo strumento per superare l'intermediazione dello studioso o del militante istruito (e perciò capace di trascrivere) borghesi, facendo così ascoltare la viva voce della gente, dei paisan appunto. «Non sono venuta fin qui per sentire cantare la mia serva» avrebbe detto, seconda la leggenda, una signora a Spoleto. E il punto era proprio quello: l'importanza e la bellezza delle canzoni, raccolte. cantate e recitate con cura filologica stava proprio nel fatto che erano davvero i canti di denuncia di dolore, di amore e di speranza della serva e soprattutto degli operai e dei contadini.



















PROGRAMMA DELLA FESTA 2012

VENERDI 23 MARZO 2012

Ore 21
CASALMAGGIORE (CR) TEATRO COMUNALE
Concerto delle Giornate di Piadena per il 50° DEL NUOVO CANZONIERE ITALIANO
Kati Mattea e Silvia Malagugini.
Giovanna Marini, Sara Modigliani, Quartetto Urbano di Xavier Rebut, Fausto Amodei, Rudi Assuntino, Gualtiero Bertelli, Paolo Ciarchi, Claudio Cormio, Alessio Lega, I Giorni cantati Calvatone-Piadena, Roberto Seniga, Leardo Taraschi. Seguirà un breve concerto dei cori francesi, spagnoli, portoghesi ed altri.

SABATO 24 MARZO 2012

Ore 15
- SAN GIOVANNI IN CROCE CR) TEATRO CECILIA GALLERANI
50 ANNI DEL NUOVO CANZONIERE ITALIANO - Convegno sul tema con Tullio Savi, Giovanna Marini, Sandra Mantovani, Cesare Bermani, Fausto Amodei, Alessandro Portelli, Stefano Arrighetti, Dante Bellamio, Emilio Jona, Gualtiero Bertelli, Bruno Cartosio, Mathias Deichamann.

DOMENICA 25 MARZO 2012

Ore 10
- PONTIROLO, CASA DEL MICIO, VIA PIAVE 25
PRESENTAZIONE DEI LIBRI
VECCHI E NUOVI VOLTI DELLA BASSA PADANA
di Giuseppe Morandi.
Paolo Barbaro, Peter Kammerer
SPOLETO 1964, BELLA CIAO, IL DIARIO
di Giuseppe Morandi.
Giovanna Marini, Stefano Arrighetti
Ore 13
Entrata della Banda di Canneto sull’Oglio
e degli altri cori della festa
ORE 15 - CONCERTI DEI GRUPPI
Si Bemolle di Parigi, Suonatori terra terra di Firenze, Colori di Maggio di Marsiglia, Coro Dominguero di Siviglia, Banda degli Ottoni di Milano, Coro della Casa di Achada di Lisbona, Nuovo Canzoniere Bresciano, I giorni cantati di Calvatone, Piadena, Circolo Gianni Bosio di Roma, Fiati sprecati di Firenze, Cenciallegre di Modena, Coro di Micene, Voci di mezzo, Hard Cor di Bologna, Nuova Brigata Pretolana di Perugia e tutti gli altri.







50 anni del Nuovo Canzoniere Italiano

di Giovanna Marini

50 anni! In questi cinquant'anni passati ci ho pensato spesso, a quella sera del febbraio 1962 alla Casa della Cultura di Milano, proprio in centro. Non conosceva nessuno, solo Roberto Leydi che mi aveva detto "Venite su ( con Maria Teresa Bulciolu, così vi faccio conoscere gli altri e la Daffini", e siamo andate.

Era un pubblico raffinato, si sentiva subito che non era un pubblico di musicisti,quelle a cui ero abituata, parlavano con Roberto e lui me li presentava a uno a uno: Gianni Bosio, il capo, il redattore e direttore delle edizioni Avanti, Michele Straniero, che lavorava anche lui alle Edizioni, Tullio Savi, Dante Bellamio, Cesare Bermani lo storico, e loro mi salutavano e poi continuavano a parlare con altri e capivo solo che parlavano di cose come politica, storia, società, non ne sapevo niente, Franco Coggiola non me l'hanno fatto conoscere o non c'era.

Poi arrivano tre ragazzetti o ragazzotti, non so, Ivan Della Mea si grattava continuamente la testa mentre parlava presentando le sue canzoni, era bello e goffo, sembrava curvo per un qualche strano male che sapeva solo lui, e i due fratelli Ciarchi, Paolo suonava la chitarra con molta destrezza, Alberto sembrava Groucho Marx e suonava la chitarra come se fosse un basso, solo sui bassi, e poi mi sono accorta che gli mancavano due corde alte, il si e il mi. Le canzoni di Ivan mi piacquero subito. Con Maria Teresa cantammo tre o quattro pezzi , due piemontesi della raccolta del Munire, una specie di Nigra francese , che fino allora era stato la mia Bibbia, e Addio addio amore che avevo preparato per l'occasione (non oso dire inventato perché non ricordo più come fu,certo il testo circolava già nei canti abruzzesi, la musica no) mi colpì molto che il dibattito a seguito dei nostri canti fosse imperniato solo sulla politica e non sulla musica , mentre mi era sembrato che i canti di Della Mea fossero decisamente dei bei pezzi di musica.

Ecco.Poi vennero le riunioni, una alla cascina del Micio a Piadena, dove si sentivano muggire le vacche e la Genia che chiamava il fratello del Micio che andasse ad accudirle, erano le due di notte.

E lì conobbi il Morandi e Micio e Sergio che parlavano solo dialetto. Era tutta gente simpatica e avevano l'aria di essere disponibili a tutta una parte di vita ,mettendoci la loro, che io non avevo nemmeno pensato che esistesse. Le canzoni, sì, ma per parlare e testimoniare le condizioni delle classi più povere, il lavoro editoriale sì, ma per pubblicare gli atti del Movimento Operaio, incominciai a interessarmi a quest'altro aspetto di funzionalità della musica, nuovo.

Poi comparve Luciano Della Mea e le discussioni divennero ancora più puntute, e Rudi Assuntino che veniva da Bologna poneva problemi difficili per me da considerare problemi tanto erano lontani dalla mia vita tipo:" Con quale linguaggio dobbiamo avvicinare la gente, una lingua nazional-popolare o i dialetti e le metafore e i paragoni, forme letterarie scafate che la gente non può afferrare? Non tutta ?" poi a una riunione comparve Bertelli, e dichiarò "ogni volta che la polizia ci ammazza un compagno dobbiamo cantarlo questo fatto, dev'essere una memoria continua" e Michele che interloquiva"No, ogni volta che la polizia ci ammazza un compagno dobbiamo cantare Donna Lombarda" interessantissimo, discorsi veramente di alto livello. E i Piadena, la lega di cultura di Piadena, che già aveva filmato la morte del cavallo? Era un mondo nuovo pieno di promesse.Quandi andammo a fare il Bella Ciao al Caio Melisso era sicuro che sarebbe scoppiata la grana,quei canti non potevano passare senza feriti,persino mia madre e mia zia, estremamente ben disposte al nostro lavoro mi dissero "Eh, però gli ufficiali morti nella grande guerra non li dovevate toccare, quelli in guerra ci sono andati! "che confusione.

E poi le cantate, tante tantissime, la gara Nuovo Canzoniere contro la Linea Verde organizzata dalla FGCI di Reggio Emilia, dove erano tutti amici nostri e si erano arrampicati pure sugli alberi per garantirci un successo di pubblico travolgente e così fu, assolutamente immeritato perché cantavamo senza un'amplificazione credibile, piuttosto dei barattoli con un filo e un buco dentro, contro un gruppo decisamente ben preparato e organizzato, non vorrei dire ma mi pare fossero proprio gli Area. Comunque fu un nostro grande successo grazie soprattutto alla Daffini e al professore (suo marito) che l'accompagnava sul violino. Lei ha cacciato una voce da spaccare i timpani e i compagni infiltrati dappertutto l'hanno coperta di applausi , grida di apprezzamento,e con I morti di Reggio Emilia la piazza fu nostra,avevamo vinto. Bisogna dire che i nostri avversari avevano proprio sbagliato il modo di presentarsi: arrivarono con grosse macchine e questo a un pubblico proletario lo colpisce ma lo allontana pure e poi dissero in linguaggio giovanile un po' forzato "abbiamo appena inciso il nostro ultimo padelline" indicando il loro LP, questo ha sollevato un coro di risate ,fischi e scherno, noi eravamo arrivati a piedi con le chitarre sulle spalle e avevamo solo quelle, niente batteria, niente tastiere, niente elettricità, e la cosa fu presa per quello che era: una dimostrazione di povertà ma anche d'ingegno perché le canzoni erano belle. E questo il pubblico lo capiva, e a Contessa di Pietrangeli ci fu un vero scoppio di voci che cantarono con noi. Bellissimo. Vittoria immeritata ma elettrizzante, tanto che Bosio disse : su questo dobbiamo puntare, la povertà dei mezzi contro la bellezza e l'intelligenza e il valore storico dei nostri canti.

E questo continuo a ricordarmelo.Perché poi tutto cambiò, naturalmente la televisione ci si mise d'impegno, le canzoni disimpegnate vinsero alla lunga appoggiate e foraggiate dal mercato. Noi rimanemmo proprio tagliati fuori, da qui il progetto di Gianni Bosio che in realtà poi fu attuato da De Gregari senza che lui lo immaginasse quando mi chiese di fare un disco di nostre canzoni ma cantato da lui e me. E lui si presentava chiaramente come nome che attirasse il grande pubblico e facesse passare queste nostre canzoni storiche così belle. Così è stato. Bosio l'aveva pensato e aveva incominciato ad affidare ad Anna Identici il nostro repertorio, che lei lo cantasse e lo facesse conoscere al grande pubblico ,noi cantori ci rimanemmo male, ma l'idea era giusta, bisognava però controllare la fattura dei libretti dei dischi che dovevano assolutamente riportare tutte le notizie sui canti e i nomi dei cantori che ce li avevano cantati e le situazioni in cui quei canti erano nati. Questo Gianni l' avrebbe senz'altro fatto e inserito proprio nel contratto, purtroppo lui morì, era il 1971, e il progetto non venne mai curato finché appunto nel 2002 De Gregari ignaro di tutto propose esattamente la stessa cosa decidendo di cantarli lui, con me, perché ero quella più vicina alla sua sfera avendo vissuto tutti e due nel Folk Studio di Roma di Gian Carlo Cesaroni la grande avventura della rinascita del folklore e della cosiddetta scuola romana della canzone.

Dopo questi anni seguì un lento rifluire a curare ognuno la propria attività di cantore scrittore architetto, ognuno nel suo campo tornò e chi faceva il musicista come me continuò a farlo ,nacque la Scuola di Testaccio, con tutto il lavoro che ne conseguì, ma le cantate continuavano qua e là, non eravamo più tutti insieme, il NCI come ai primi tempi, ma portavamo una nostra esperienza che ognuno faceva confluire in spettacoli collettivi dove ci si ritrovava tutti ed erano bellissimi momenti, come per La nave dei follie altri simili.

Ora Ivan è morto , e così Michele Straniero e così Franco Coggiola il nostro grande ricercatore insieme a Cesare Bermani lo storico del gruppo che per fortuna è vivo, Caterina Bueno anche se n'è andata, ma la richiesta di vederci ancora insieme si sente, latente ma si sente,anzi è ricominciata a venire, debolmente ma portandoci per pubblico tanti giovani mai visti e tanti vecchi che erano scomparsi. Come se la storia nei suoi contorcimenti e nelle sue anse avesse trovato posto proprio per noi, in modo stabile e ciclico. Così , come se fosse naturale, nella cascina vuota del Micio dove le vacche grazie alle quote latte, sono sparite, e nella pianura non si sentono più i muggiti e l'odore tipico dello sterco di vacca che a me piaceva tanto , la Lega di Cultura di Piadena si riunisce e lo dice agli amici .ne vengono prima un'ottantina, poi un centinaio, dopo qualche anno si arriva fino a 2000. Che succede? Dal 1991 insegnavo a Parigi all'8° Università, a Saint-Denis, e raccontavo le nostre vicende e insegnavo i nostri canti, ora vengono gruppi francesi e li cantano proprio lì, a Piadena, e vengono cori spagnoli e portoghesi, tutto canto politico,tanto materiale che l'Istituto Ernesto De Martino ha sempre continuato a pubblicare stampando i dischi ,in forma antologica ,in forma monografia, tutto il materiale raccolto e le canzoni nuove , e sembra essere un interesse grande e una sorta di fame dei giovani per questo materiale. A Piadena ci si incontra ormai in tanti, uniti dallo stesso repertorio canoro, che si amplifica dopo ogni incontro, con canti anche francesi, spagnoli, portoghesi, e poi arrivano gli stranieri, Costa d'Avorio, Bangladesh,.. e si cresce ci si allarga Il Micio e la Lega di Cultura di Piadena sono lì a ospitare gente a dare da mangiare a tutti partecipa gente del luogo per aiutare, tutti gratuitamente , a costruire capannoni per ospitare folle di gente che canta tutta la sera e la notte mangiando e bevendo, una sorpresa per tutti, ci si guarda stralunati: ma che vuol dire questo?Ormai sembra un movimento politico fuori dai partiti, sembra un naturale seguito storico dell'inizio di quella serata di febbraio 1962 alla Casa della Cultura di Milano. Ora si uniscono al NCI il gruppo Gianni Bosio di Roma che porta cantori ,materiale, pubblicazioni di musica e sociologia, e viene di nuovo richiesto lo spettacolo di canzoni fatto da tutti i vecchi , con Amodei in testa che canta le sue bellissime canzoni intelligenti e didascaliche.

Non è una rinascita, è un ricontino, la cenere degli anni ottanta e degli ultimi governi invece di spegnere ha mantenuto accesa la brace, e ora ,potremmo dire, si riparte.




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